Un anno fa la chiusura di Dermatologia, lo sfogo del primario

BRINDISI- Dopo il disagio accorso ad alcuni utenti lo scorso 18 giugno, quando, a fronte delle prenotazioni il reparto di dermatologia dell’ospedale Antonio Perrino di Brindisi risultò chiuso, costringendo i pazienti a tornare a casa senza l’assistenza e le prestazioni mediche concordate, parla il professor Raffaele Filotico, primario del reparto in questione.

«Lo spiacevole inconveniente di qualche giorno fa – spiega il professor Filotico – è frutto di un difetto di comunicazione tra il mostro reparto e il Cup. Avevamo previsto da tempo l’anticipo alla mattina delle visite previste per il pomeriggio e ci eravamo attivati ad avvisare tutti i pazienti prenotati per quella fascia d’orario. Purtroppo alcuni di loro non sono stati avvisati per un errore di trasmissione degli elenchi. Mi scuso personalmente con gli interessati, che comunque sono stati visitati il giorno successivo con tempestività e senza ulteriori ritardi».

Il cruccio che affligge il dottore, però è un altro e più grande e riguarda le condizioni in cui versa da un anno il reparto da lui diretto. «Un anno fa abbiamo subito dalla Regione la violenta chiusura di dermatologia come conseguenza del piano di riordino ospedaliero. Questa decisione – spiega il primario – ha inciso fortemente sulla qualità del servizio offerto all’utenza che è precipitata nel giro di pochissimi giorni tra giugno e luglio dello scorso anno».

Il professore, però, non è stato a guardare con le mani in mano mentre il suo reparto veniva smantellato: «In questi mesi abbiamo lottato con i denti e con le unghie, ottenendo infine il ripristino di quattro posti letto, il minimo indispensabile per risollevare il livello del servizio a quote decenti per gli operatori e, soprattutto, per i pazienti che sono quelli che subiscono maggiormente i disagi provocati da questa situazione». Dei quattro posti letto, però, al Perrino non c’è neanche l’ombra.

«La delibera che sancisce la riapertura di dermatologia risale a dicembre scorso ma da allora non si è ancora attivato nulla – racconta il primario – Non ci sono motivi che tengano affinché questi quattro posti letto non si possano mettere a disposizione degli utenti. Continuando a lavorare così, in una condizione cronica di assenza di strutture e risorse, non riusciremo mai ad alzare nuovamente l’asticella dei nostri obiettivi in termini di standard del servizio».

Maurizio Distante

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