
BRINDISI-Combattere sino alla fine per salvare la Provincia di Brindisi e mantenere il capoluogo attraverso ogni azione istituzionale e giuridica senza prevedere alternative. Lo ha stabilito il Consiglio comunale di Brindisi approvando all’unanimità una delibera condivisa prima da tutti i capigruppo in maniera bipartisan e poi dall’assise. I 29 presenti in Consiglio comunale hanno approvato l’ordine del giorno nel quale si da mandato al sindaco Consales “ per intraprendere eventualmente, anche di concerto ed in sinergia con la Provincia di Brindisi e con gli altri Comuni del medesimo territorio- cita testualmente il documento- ogni azione istituzionale, giudiziaria, diretta agli organi legislativi deputati, per scongiurare la eliminazione della Provincia di Brindisi dal quadro istituzionale vigente e la perdita del ruolo di capoluogo della città di Brindisi; ribadendo quanto già deliberato dal consiglio comunale nella seduta del 9 agosto scorso”.
A questo ordine del giorno si è giunti dopo una prima discussione in assise, dove si sono registrati diversi interventi di maggioranza ed opposizione, compreso quello del sindaco. Dopo un’ora e mezza di confronto c’è stata la sospensione dei lavori, i capigruppo si sono riuniti per redigere un documento condiviso. E così all’ordine del giorno presentato dal sindaco sono state apportate alcune modifiche. Sono stati cancellati i punti in cui si prevedevano della alternative nel caso in cui la Provincia di Brindisi fosse stata soppressa. Quindi per il momento nessuna lotta per ottenere il doppio capoluogo in caso di un accorpamento con Taranto, né l’ipotesi di una nuova grande Provincia del Grande Salento, con Brindisi, Lecce e Taranto insieme. Ma solo ed esclusivamente una battaglia per salvare l’attuale Provincia. A questa conclusione si è giunti dopo gli interventi dei diversi consiglieri comunali. Tra questi quello di Roberto Fusco di Si Democrazia, il primo a portare avanti in consiglio la tesi che non bisognava abbandonare la battaglia per la Provincia, ne prevedere alternative altrimenti in futuro l’assise non avrebbe più potuto impugnare la decisione della soppressione. Fusco fa riferimento al parere del costituzionalista Piero Alberto Capotosti che ritiene che il disegno legislativo sul riordino delle province sia caratterizzato da elementi incostituzionali. In quanto, non solo le Province sono enti territoriali autonomi, ma ai sensi dell’art. 114 della Costituzione, elementi costitutivi della Repubblica. Ma i dubbi sulla costituzionalità di questa legge vanno anche oltre, e riguardano altri articoli. “Se prevediamo la possibilità di altre alternative- ha spiegato Fusco- allora non potremmo più fare ricorso per incostituzionalità”. E di questo si è convinta tutta l’assise. La maggior parte degli interventi sono andati sulla stessa direzione, da Santoro del Pdl a Brigante del Pd, da Cursi (Pdl) e Ilario Pennetta(Brindisi corre veloce) a Muccio di Noi centro. Inoltre il consigliere comunale di Brindisi Bene Comune, Riccardo Rossi ha sollevato delle questioni riguardanti la salvaguardia di alcune realtà che al momento sono provinciali chiedendo al Comune di farsi carico della Cittadella della Ricerca, del Museo Provinciale Ribezzo e della biblioteca provinciale. Da parte sua qualche critica alle dimissioni del presidente della Provincia Massimo Ferrarese: “La decisione di Ferrarese- afferma Rossi- è grave e irresponsabile, ci lascia sguarniti in un momento in cui bisogna prendere importanti decisioni”. In difesa del presidente della Provincia è intervenuto il capogruppo di Noi centro Toni Muccio. “ Siamo bravi a parlare- risponde Muccio- ma poi i fatti dicono il contrario, su questa questione ci sono state spaccature politiche inopportune. E Ferrarese non voleva alzare le tasse ai propri cittadini. Nessuno può biasimarlo”.
Per ora si va avanti così, si tenta di salvare il salvabile. Qualcuno propone le barricate. Ma alle parole devono seguire i fatti. Ora ciascun gruppo politico dia mandato ai propri parlamentari d’altronde tocca ora a loro approvare la legge definitiva. Dall’altra parte si pensa già al ricorso di incostituzionalità.
Lu. Po.
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