
BRINDISI- Mentre la politica per giorni aveva dibattuto su fuochi si e fuochi no, la risposta l’hanno data i cittadini che in tantissimi ieri sera hanno affollato il lungomare Regina Margherita per ammirare lo spettacolo pirotecnico dedicato ai santi patroni San Teodoro D’Amasea e San Lorenzo da Brindisi. Molti incuriositi anche da quelli che sono stati definiti fuochi piromusicali, così ha voluto la sindaca Carluccio in onore alle vittime del terremoto. Intorno alle 21,15, in ritardo rispetto agli altri anni, perché la processione era stata posticipata e ancor prima del discorso dell’arcivescovo e della sindaca, sono andati in scena i fuochi d’artificio. Lo spettacolo di colori tra il cielo e il mare a ritmo di musica è piaciuto ai brindisini. Commenti positivi si raccolgono sui social ma anche per strada. Un po’ meno è piaciuta l’idea di dislocare le bancarelle nell’unica zona parcheggio in via Del Mare, lasciando vuota la zona delle luminarie, e quindi il corso principale.
Con la festa dei santi patroni si chiude l’estate e si apre la nuova stagione delle attività. Entra così nel vivo questa nuova amministrazione comunale eletta in piena estate. Ieri sera dal palco sotto la scalinata di Virgilio il primo discorso ufficiale della sindaca alla città dopo il gesto simbolico della consegna delle chiavi ai santi. Pubblichiamo integralmente il suo intervento. “E’ stata una grande emozione poter accompagnare le statue e le reliquie dei nostri santi patroni durante la processione a mare e ora è per me un grande onore salutarvi in quello che da secoli è il luogo simbolo di Brindisi.
Per la prima volta i festeggiamenti in onore di San Lorenzo e San Teodoro abbracciano, via mare e via terra, tutto il fronte del porto, dal seno di Levante a quello di Ponente, perché la città finalmente si è riappropriata del suo bene più prezioso con l’obiettivo di farlo tornare a essere vivo e vitale come in passato.
Il percorso non è semplice: la riforma delle Autorità portuali ci mette con le spalle al muro e ci obbliga a compiere delle scelte. La più immediata è quella di tentare di mantenere il più a lungo possibile l’autonomia, utilizzando tutti gli strumenti di legge a disposizione, per poi individuare le partnership regionale più opportuna e conveniente, evitando chi, più che collaborazione, potrebbe pretendere sudditanza.
Il porto di Brindisi è di sicuro il più bello del Mediterraneo, e i finanziamenti ottenuti con il Pon consentiranno di renderlo ancora più suggestivo grazie alla ristrutturazione del castello Alfonsino. Ma non è sufficiente che sia il più bello, deve tornare ad essere anche il più importante.
Il momento della celebrazione della festa dei santi patroni, quest’anno si carica di particolari significati e di propositi. La città, ognuno di noi, ha bisogno di riaprirsi alla speranza e alle ragioni della fiducia che sono fondamento della nostra comunità, da millenni aperta all’ospitalità, alla generosità, alla condivisione.
Riaprire alla speranza diventa oggi un progetto ambizioso e richiede uno sforzo che solo da poche settimane abbiamo iniziato a compiere.
La partecipazione, che è lo strumento che misura la voglia di stare con gli altri, con gli altri gioire, costruire, emozionarsi e piangere, deve riappropriarsi di ogni brindisino. Ma perché le mie parole non restino solo esercizio, affido a me per prima e ad ogni brindisino il compito della rinascita della identità culturale di questo straordinario luogo a cui in molti guardano con ammirata meraviglia. Chiedo ad ognuno, responsabile di un ufficio, incarico, delega, di farsi promotore della bellezza di Brindisi.
Palazzo Granafei-Nervegna, liberato dallo stretto ruolo di ufficio del sindaco, diventa ancora di più il luogo dove i brindisini possono condividere i momenti di nuova speranza. Il palazzo di città, ritorna ad essere cuore e cervello dell’azione amministrativa. Allo stesso modo auspico che tornino ad aprirsi le tante porte che nei mesi trascorsi si sono chiuse al buio del dubbio della incertezza della tristezza.
E’ necessario insomma valorizzare al meglio l’esistente di una città che ha le sue qualità, le sue eccellenze, le sue bellezze, il suo patrimonio culturale. E contemporaneamente è necessario risolvere al meglio le criticità, i problemi occupazionali, di vivibilita. Noi, insieme, proveremo a risolvere questi problemi costruendo un modello Brindisi che altre comunità prenderanno ad esempio.
E’ il momento della collaborazione tra le diverse istituzioni, (così degnamente rappresentate qui questa sera) e dell’assunzione di responsabilità da parte di chi le governa. Ma soprattutto è l’ora della ricerca di percorsi condivisi, di una democrazia partecipata nella quale tutti dovranno essere protagonisti dello sviluppo della nostra città.
Io, la mia giunta, i consiglieri, i funzionari e i dipendenti comunali possiamo concentrare tutto l’impegno e la buona volontà. Ma abbiamo bisogno del vostro contributo per raggiungere i risultati più importanti.
Non cerchiamo di compiere miracoli, quelli li lasciamo ai nostri santi patroni che proteggono con amore la nostra città. Noi, più modestamente, tentiamo di fare piccoli passi che ci consentano di rendere Brindisi accogliente e civile.
Ma anche qui è necessaria la collaborazione di tutti, perché se ad ogni carta raccolta ne corrisponde, pochi minuti dopo, una gettata per terra di nuovo, nello stesso posto, questa città resterà sempre sporca, dentro e fuori.
Ecco perché invito tutti voi a fare parte di questo progetto di rinascita, a sentirvi protagonisti e fare vostra la nostra città.”
La prospettiva futura sarà quella di mettere a frutto utilmente tutte le caratteristiche economiche del territorio che possono portare beneficio solo se diventano strutturali e non episodiche, perché dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli che non devono emigrare per cercare un’occupazione, ma devono poter vivere nella loro città liberata dall’illegallità, dalla disonestà, dalla mediocrità, dal malaffare.
E’ un percorso non facile, ovviamente, che tuttavia ci permette di superare il malcostume tipico della politica locale per far diventare Brindisi una città europea intelligente, o smart come è di moda dire, che si deve muovere all’insegna dell’onestà e della partecipazione dei cittadini alle scelte di governo.
Del resto lo spirito di responsabilità e di civiltà dei brindisini lo si misura ogni volta che sono chiamati a fronteggiare emergenze, con l’accoglienza e con la solidarietà. La straordinaria generosità che si è rinnovata nei giorni scorsi con le donazioni di denaro e di generi di prima necessità alle popolazioni colpite dal terremoto, dimostra che il brindisino ha uno slancio e una sensibilità forse unici, che solo apparentemente contrastano con il suo carattere un po’ burbero e distaccato.
Salutando Sua Eccellenza monsignor Caliandro e tutte le autorità civili, militari e religiose presenti, chiudo con un pensiero e un invito.
Il pensiero, angosciato e attonito, è per le 300 vite che il terremoto ha spazzato via in pochi secondi. L’invito è a pensare, ognuno nel suo piccolo, alle migliaia di vite che invece quel terremoto ha condizionato per sempre.
Abbiamo per questo posizionato in piazza Vittoria e qui, ai piedi della scalinata, due grandi salvadanai che ci sono stati donati da un’azienda di ceramiche di Grottaglie, e che entro Natale vorremmo riempire sino all’orlo con i nostri piccoli contributi, iniziando proprio da stasera, durante la festa dedicata ai nostri santi patroni.
Con il denaro raccolto ci piacerebbe regalare ai nostri fratelli di Amatrice o di Pescara del Tronto un parco, una piazza o comunque qualcosa che possa testimoniare per sempre la nostra vicinanza. E che dimostri, ancora una volta, che i brindisini sono un popolo generoso.
Foto Gianni Di Campi
BrindisiOggi
Io invece spero che tutti quelli che erano con il naso in aria a guardere i fuochi,visto che per loro la nostra carissima sindaca non ha devoluto il costo degli stessi ai terremotati,riempiano i salvadadenari,che ornano la nostra città……spero di sbagliarmi ma sono molto scettico
spero ,poi, che tutta quella gente abbia partecipato alla S.messa .
p.s. io penso proprio di no
…e mentre leggevo questo articolo, mi sembrava di vedere, sullo sfondo, John Wayne che alla testa del Settimo Cavalleria sfilava al suono della famosa marcettta “..Era meglio morire da piccoli….”. Sono commosso, veramente commosso…..
finalmente questa estate è finita,l’estate più triste,più vuota e più morta che io abbia visto da decenni a questa parte.E’ finita con un discorsetto istituzionale più vuoto dell’estate stessa,con parole di circostanza adattate al momento,con fuochi “piromusicali”(ho visto di meglio)dove i fuochi non ballavano a ritmo di musica e dove l’unica cosa veramente bella è stato il monumento al tricolore.