Bufera su Confcommercio Brindisi: “Oltre 800mila euro di debiti e gravi carenze”, la giunta nazionale chiede la decadenza

BRINDISI- Debiti per 800 mila euro, mancanza di libri, registri e atti relativi alle attività svolte, la giunta nazionale di Confcommercio chiede la decadenza di Confcommercio Brindisi.

Terremoto nell’associazione dei commercianti brindisini. La lente di ingrandimento di Confcommercio nazionale descrive una situazione drammatica in un documento portato in discussione dalla giunta della Confederazione generale italiana delle imprese il 14 luglio scorso. Nella delibera si descrivono gravi carenze, con debiti tributari e previdenziali  di oltre 800 mila euro. Si parla inoltre di deficit di “correttezza, trasparenza e efficienza”.

La giunta nazionale chiede  al consiglio nazionale di decidere sulla decadenza dell’organizzazione brindisina. Questione che sarà discussa nella seduta  di ottobre.

Le carte di Confcommercio Brindisi sono state analizzate nel mese di febbraio scorso quando è partita un’indagine da parte della  Confederazione   commissionata alla società Centro impresa Online.

 Nel documento stilato sulla base dell’attività di indagine è emerso che “Sotto il profilo associativo e amministrativo sussistono gravi carenze con riferimento allo statuto e alla totale mancanza di libri contabili, registri contabili e software contabilità e atti relativi allo svolgimento delle attività svolte da Confcommercio Brindisi e dagli enti della stessa partecipati”.

Si parla di un debito di oltre 800 mila euro tra Equitalia e sistema previdenziale, per alcuni dipendenti.

Nello specifico: 124.296 euro di debiti per fondo Trattamento fine rapporto; 127.471 euro verso Equitalia; 33.156 euro verso l’Agenzia delle Entrate; 29.670 con la Confederazione; 171.927 verso l’Inps per mancati versamenti alla data del 2 dicembre 2014;  317.823 euro per contributi non versati risultanti da una comunicazione effettuata dall’istituto in data 8 settembre 2011.

Inoltre si evidenzia che:  “Lo Statuto di Confcommercio Brindisi non è conforme ai vari principi, in materia di organizzazione, nonché di trasparenza e correttezza contabile, specificatamente previsti dalle norme”.

Nello stesso tempo viene precisato che l’associazione brindisina non è stata in grado di dimostrare l’esistenza, prima ancora che la regolare tenuta, di libri, registri e atti relativi allo svolgimento delle attività svolte dalla stessa associazione e dagli enti partecipati.

Si sottolinea che per gli anni 2012, 2013 e 2014 “non sono stati consegnati tra gli altri i libri contenenti i verbali delle riunioni degli organi; le deliberazioni di approvazione dei bilanci; i mastrini, il libro giornale, i libri Iva, il libro inventario, i libri cespiti; i contratti relativi al personale e altri contratti in essere; i modelli F24 con l’attestazione di quietanza dei versamenti”.

 Anomalie sono contestate anche sotto il profilo dell’organizzazione e dall’attività dove sono emerse  “gravi carenze di correttezza e trasparenza, oltre che di efficienza, dai quali emerge un’evidente confusione amministrativa. Confcommercio Brindisi – si legge nell’atto – non dispone di un direttore, ossia della figura professionale a cui dovrebbero essere demandati gli incarichi di assistere gli organi associativi e assicurare il buon funzionamento degli uffici”.

Gravissime vengono definite poi le carenze “sotto il profilo contabile ed economico. I bilanci forniti non sono il risultato di una puntuale rilevazione degli accadimenti amministrativi, ma piuttosto una ricostruzione postuma della contabilità”.

Da Confcommercio Brindisi si giustificano, e legano  la situazione debitoria alla crisi degli ultimi anni dove il numero degli associati è diminuito fortemente. In vista ci sarebbe l’accorpamento con Bari e Taranto, con la creazione di un soggetto più forte.

BrindisiOggi

 

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