
BRINDISI – Non ha perso tempo, Paola Ciannamea, direttore generale dell’Asl di Brindisi. Lo aveva annunciato ieri che si sarebbero dati da fare, in azienda, a trovare i sostituti dei dipendenti coinvolti nell’inchiesta che vede l’Asl come parte lesa, quella degli appalti truccati dell’area gestione tecnica.
Stamattina, puntuali, sono arrivate le delibere che annunciano la sospensione dei 4 raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare, in carcere o ai domiciliari, a libro paga dell’azienda sanitaria locale. In realtà, all’epoca dei fatti contestati dal procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, erano in 5 quelli a lavorare presso l’area gestione tecnica accusati di far parte del “sistema Corso”. Uno di questi, nel frattempo, ha raggiunto la pensione, non avendo più bisogno del procedimento di sospensione.
I quattro destinatari dei procedimenti di sospensione dovrebbero essere: Vincenzo Corso, direttore dell’area gestione tecnica dell’Asl e ideatore del sistema illecito messo in piedi per manomettere gli appalti; Antonio Ferrari, dipendente dello stesso settore dell’azienda, consigliere comunale di Centro Democratico, presunto attuatore e fruitore del sistema fraudolento; Armando Mautarelli, anch’egli dipendente dell’area gestione tecnica e Gianluca Pisani, funzionario del medesimo settore. Il quinto dipendente colpito dall’ordinanza di custodia cautelare ma ormai in pensione dovrebbe essere, visti i suoi 68 anni, Giovanni De Nuzzo.
Dall’azienda fanno sapere che la delibera di sospensione dal servizio è un atto automatico quando un dipendente è colpito da procedimenti restrittivi della libertà personale, come in questo caso. Certo, la tempestività con cui gli atti sono stati emessi sottolinea la volontà dell’ente di fare in fretta e sul serio, in merito a questa vicenda.
Nelle delibere si legge: «Il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della libertà personale è sospeso d’ufficio dal servizio, con privazione della retribuzione, per la durata dello stato di detenzione o comunque dello stato restrittivo della libertà». Il documento delibera anche che «il provvedimento di riammissione in servizio sarà subordinato a successive valutazioni improntate alle previsioni delle già citate disposizioni contrattuali e regolamentari (Codice disciplinare), in ordine alla eventuale conferma della sospensione o revoca della stessa in concomitanza con l’evolvere della vicenda processuale penale e con la natura delle imputazioni». Insomma, la riammissione dei 4 nei propri posti di lavoro, se le accuse a loro carico venissero confermate, non sarà una cosa automatica.
Maurizio Distante
la riammissione dei 4 nei propri posti di lavoro, se le accuse a loro carico venissero confermate, non sarà una cosa automatica???. Ma non si dovrebbe neppure porre la questione:”CACCIATELI!!!”