
BRINDISI- Prendono le distanze le associazioni Antiracket del Brindisino dagli arresti di questa mattina che hanno coinvolto la presidente dell’associazione Antiracket Salento.
“Il Coordinamento delle Associazioni Antiracket Pugliesi della FAI (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane ) di cui fanno parte le Associazioni Antiracket di Mesagne, San Pietro Vernotico, Francavilla Fontana, Ceglie Messapica e San Vito dei Normanni, a seguito delle notizie di stampa odierne, relative all’arresto della presidente dell’associazione antiracket di Lecce, intendono sottolineare come tale associazione non faccia parte della F.A.I. e non abbia nulla a che vedere con la Federazione Antiracket Italiana- si legge in una nota- In attesa degli sviluppi delle indagini, la F.A.I. Puglia e le associazioni antiracket pugliesi manifestano la piena fiducia nel lavoro della magistratura, auspicando che si faccia chiarezza in tempi rapidi. La FAI pugliese, a tutela della propria immagine e del lavoro di tanti volontari che dedicano il proprio tempo al sostegno delle vittime di racket ed usura, si costituirà parte civile nell’eventuale processo penale che dovesse seguire.
Tra Fai e l’associazione antiracket Salento c’è sempre stata una grande distanza. Già in passato tra le due realtà c’erano stati degli attriti. E le associazioni del Brindisino avevano querelato la presidente Maria Antonietta Gualtieri per alcune dichiarazioni diffamatorie. Il presidente dell’associazione di Mesagne Fabio Marini in quel caso aveva affermato che il loro operato era completamente a titolo di volontariato al contrario di quello della Gualtieri che aveva incassato 2milioni di euro.
Associazioni antiracket attaccate da Gualtieri, la questione finisce in tribunale
Prende le distanze anche l’Associazione Antiracket-Antimafia di Paride Margheriti. “Non è mia intenzione entrare in merito ai fatti- afferma Margheriti- e confido nell’opera degli inquirenti e della magistratura, ma reputo doverosa questa precisazione per non creare equivoci e per tutelare i tanti volontari sia di questa associazione che di tante altre che operano concretamente nel territorio credendo in ciò che fanno, senza mai avere ricevuto soldi pubblici, e che, investono tempo e denaro propri per veicolare i messaggi antiracket e in generale per la legalità. Da sempre ho condannato il professionismo dell’antimafia sociale e l’ “antimafia spa”, questo lo dico sia da Presidente della mia associazione che da vittima: l’improvvisazione e la apparente sensibilità al problema da parte di veri e propri “sciacalli” non deve distruggere chi è vittima dell’illegalità.”
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